CHICO FORTI, la ricostruzione dell’iter giudiziale

Chico Forti e Giorgia Meloni
Giorgia Meloni e Chico Forti

Sono passati 24 anni da quando Chico Forti è stato condannato all’ergastolo negli Usa per l’omicidio dell’imprenditore australiano Dale Pike, il cui cadavere venne ritrovato nudo su una spiaggia di Miami, in Florida.

Chi è Chico Forti

Prima del suo arresto, Enrico Forti detto Chico, nato a Trento l’8 febbraio 1959, è stato un campione di windsurf di successo. Dopo gli inizi sul lago di Garda arriva a essere il primo italiano a competere nella coppa del mondo di categoria, nel 1985. Insieme all’hawaiiano Richard White, inoltre, ideò la prima rampa di salto per windsurf per l’indoor. Una carriera sportiva che si interrompe in seguito a un incidente automobilistico. Inizia così la sua attività come producer televisivo e documentarista che lo porterà nel 1990 alla creazione della sua società, la Hang Loose. Nel 1997 realizzò la video inchiesta sulla morte di Gianni Versace “Il sorriso della Medusa”. Una parte dei difensori di Chico vedono proprio nella realizzazione di questo documentario, in cui si mette in dubbio l’operato della polizia di Miami, una ipotetica causa delle modalità di trattamento del surfista durante l’inchiesta e il processo che lo avrebbe poi condannato all’ergastolo.

L’omicidio di Dale Pike

Il 15 febbraio 1998 Dale Pike, figlio di Anthony Pike, con il quale Forti stava trattando l’acquisizione del Pikes Hotel, a Ibiza, viene trovato senza vita sulla spiaggia di Sewer Beach a Miami , in Florida. L’australiano era stato ucciso con due colpi di pistola calibro 22 alla nuca e denudato completamente. Pike, arrivato negli Usa il giorno precedente, aveva incontrato Forti con il quale era arrivato in auto fino al parcheggio di un ristorante a Key Biscayne, dove l’italiano dirà poi di averlo lasciato intorno alle 19. Poche ore dopo Pike sarà ucciso. L’orario della morte sarà fatto risalire in una fascia compresa tra le 20 e le 22.

Gli errori di Forti

Trascorsi alcuni giorni dal ritrovamento del cadavere Chico Forti fu interrogato come persone informata sui fatti dal dipartimento di polizia di Miami. Nella prima convocazione negò di aver incontrato Dale prima della morte. Un errore che risultò fatale. La polizia venne a sapere poco dopo dei suoi contatti con la vittima. Secondo quando si legge sul sito realizzato per raccontare il suo caso, Forti disse di non aver incontrato Pike perché spaventato dalla notizia che anche il padre Anthony fosse stato ucciso. Un’informazione falsa, data dalle autorità statunitensi per capire come si sarebbe comportato Forti. La notte del 20 febbraio Chico Forti tornò al dipartimento per consegnare una documentazione relativa agli affari che stava intrattenendo con Anthony Pale. Si presentò senza un legale. Fu interrogato per 14 ore e poi arrestato. Nelle sue dichiarazioni ritrattò la sua prima versione, ammettendo di aver incontrato la vittima poche ore prima del decesso.

Il processo

Forti si è sempre dichiarato innocente e vittima di un errore giudiziario. Inizialmente arrestato per frode, circonvenzione d’incapace e concorso in omicidio, come si legge sempre nel sito relativo al suo caso, venne liberato su cauzione e “nei venti mesi seguenti fu scagionato dagli otto capi d’accusa che riguardavano la frode“. Nonostante questo l’accusa utilizzò l’elemento della frode come movente dell’omicidio. Il 15 giugno 2000 si arrivò all’arringa finale, dopo un processo di 24 giorni. Alla difesa di Forti non fu dato diritto di replica. Nel corso del processo infatti i difensori dell’italiano gli avevano consigliato di non testimoniare per non esporsi a domande pericolose in merito alle falsità da lui dette il giorno seguente la morte di Pale. Per la difesa l’assenza di prove concrete a suo carico avrebbe indotto la giuria a non condannarlo. Una condizione che i sostenitori di Forti evidenziano come dirimente per la conclusione del processo. All’accusa fu lasciato totalmente il campo libero per raccontare la propria ricostruzione colpendo duramente Forti.

La sentenza

La giuria popolare della Dade County di Miami lo giudicò colpevole “per aver personalmente e/o con altre persone allo Stato ancora ignote, agendo come istigatore e in compartecipazione, ciascuno per la propria condotta partecipata, e/o in esecuzione di un comune progetto dilettuoso, provocato, dolorosamente e preordinatamente, la morte di Dale Pike“. Queste le parole della giuria riportate sempre dal sito chiccoforti.it. Chico Forti fu così ritenuto colpevole di omicidio di primo grado e condannato all’ergastolo. “Sono senza parole”, disse Forti in aula. Tutti i ricorsi contro la sentenza presentati nei vari appelli furono rifiutati senza motivazione.

l 65enne trentino, rilasciato da un carcere della Florida dopo una lunga detenzione, è tornato in Italia. L’aereo con a bordo Forti è atterrato all’aeroporto di Pratica di Mare: sarà portato a Rebibbia, poi nei prossimi giorni sarà detenuto nel carcere di Verona. Ad attenderlo la premier Meloni. Palazzo Chigi: “L’operazione è stata resa possibile grazie alla riservatezza del Governo che con il Dipartimento di Giustizia ha portato avanti un proficuo lavoro in collaborazione con lo Stato della Florida”

Il Rilascio

Chico Forti, il 65enne trentino rilasciato nei giorni scorsi da un carcere della Florida dopo una lunga detenzione, è arrivato ieri in Italia. Il Falcon 900 del 31esimo Stormo dell’Aeronautica italiana partito da Miami per riportare in Patria l’imprenditore condannato all’ergastolo per omicidio è atterrato in tarda mattinata presso l’aeroporto militare di Pratica di Mare. “Non vedo l’ora di riabbracciare mia madre”: queste le sue prime parole appena atterrato sul suo italiano. Presente anche la premier, Giorgia Meloni, che ha incontrato Forti, come riferito da fonti di Palazzo Chigi che hanno confermato come “l’operazione sia stata resa possibile grazie all’autorevolezza e alla riservatezza del Governo italiano che con il Dipartimento di Giustizia ha portato avanti un proficuo lavoro in stretta collaborazione con lo Stato della Florida e con il sostegno di tutte le Amministrazioni italiane coinvolte”. Meloni sui social: “Fiera del lavoro del Governo italiano. Ci tengo a ringraziare nuovamente la diplomazia italiana e le autorità degli Stati Uniti per la loro collaborazione”.

Forti: “Io mi dichiaro innocente”

“Ho sognato ogni giorno questo momento”. Lo ha detto Chico Forti, intervistato dal Tg1. “E’ la ragione per cui sono riuscito a tenere duro. Rientrare in Italia, anche qui dentro, per me è un passo positivo”. Sempre in carcere, ma nel nostro Paese cambia tutto, ha spiegato Forti: “Dal personale, la direttrice, le guardie, i vestiti che indosso, italiani. E per la prima volta non ho una matricola addosso e non ho le manette, è un’altra atmosfera”. Il 65enne trentino, condannato vent’anni fa all’ergastolo negli Usa e tornato oggi in Italia, ribadisce la sua innocenza: “L’unico motivo per cui ho accettato ora l’estradizione è che agli inizi dovevo dichiararmi colpevole, e non l’avrei mai fatto, io mi dichiaro innocente. Sono positivo, sono convinto che il futuro sia come io auspico”. Provato, commosso, Forti spiega: “Se mi sono mantenuto così è per mia madre, spero presto di abbracciarla. Ringrazio tante persone, Giorgia Meloni è stata fantastica, tutto il governo mi ha aiutato”.

Il trasferimento

Forti sarà inizialmente portato a Rebibbia poi, nei prossimi giorni, probabilmente lunedì, sarà detenuto nel carcere di Verona dove oggi è in corso una visita di Papa Francesco. Gli sarà infatti notificato l’ordine di esecuzione della pena, firmato dal procuratore generale di Trento, secondo cui il 65enne trentino sconterà la pena in un penitenziario italiano. Una volta risolto il nodo politico nei mesi scorsi, la parte esecutiva è stata di competenza del ministero della Giustizia che, con un lavoro dietro le quinte, ha coordinato le procedure affrontando le questioni tecniche sia sul fronte americano che italiano.

L’auspicio dei familiari

Il rientro di Chico “è per noi una grande soddisfazione dopo una battaglia durata come una guerra punica. A noi basta che oggi sia in Italia, ora il percorso è in discesa”. Lo ha detto all’Ansa lo zio, Gianni Forti. “È certamente una grande gioia – ha aggiunto – e per me resta solo il rammarico di non essere riuscito a farlo rientrare prima. Abbiamo la chance di dare una nuova vita a Chico”, ha concluso. Altre parole di gioia sono state diffuse con un videomessaggio da parte dello zio Gianni. “Questo è un giorno speciale, è il giorno! Oggi possiamo dire di non aver fatto tutto invano: anche se tante volte abbiamo perso le speranze e sembrava che questo obiettivo non si potesse raggiungere, invece è avvenuto, anche grazie a chi ha gestito bene questo passo importante”. E ha aggiunto: “Il suo esempio di resistenza, di tenacia ci ha stimolati a tenera alta l’attenzione su di lui, e a far sì che un giorno potesse rimettere il piede nel suo Paese, tra la sua gente”. L’auspicio dei familiari è, adesso, che “questa vicenda che ormai dura da 25 anni si possa velocemente concludere”. E’ stato anche fatto presente che “l’intervento del governo Meloni nelle scorse settimane ha dato un’accelerata all’iter”.

Chico Forti, lo zio: è la fine di un incubo

foto: Gianni Forti

Il legale di Forti: “Soddisfatti per il suo rientro in Italia”

“Apprendiamo con soddisfazione del rientro in Italia di Chico Forti, è una buona notizia”. Lo ha detto l’avvocato Carlo Delle Vedove, uno dei legali che ha seguito l’iter per il ritorno dagli Usa del 65enne trentino, parlando con l’agenzia Ansa. “Il trasferimento in Italia di Forti è il completamento di tutte le procedure giudiziarie, intraprese davanti alle autorità degli Usa”, ha aggiunto. “Con Forti ci siamo sentiti l’ultima volta lunedì, era un po’ ansioso, ci sentivamo tutti i lunedì. Ringraziamo tutte le autorità italiane e americane che hanno seguito il suo caso”, ha riferito ancora Delle Vedove. “Appena possibile speriamo di far incontrare Chico Forti con la madre di 96 anni. Ci vorrà un permesso. Teniamo presente che per il suo rientro è stato considerato l’aspetto umanitario, come previsto dalla Convenzione”, ha sottolineato ancora l’avvocato.

Tajani: “Giusto che sconti la seconda parte della pena in Italia”

Il ritorno di Chico Forti in Italia è un risultato ottenuto “con una grande azione del governo ma anche della nostra diplomazia” ed è “una scelta giusta” perchè “possa scontare la seconda parte della sua detenzione in un carcere italiano”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani commentando la notizia del rientro in Italia di Forti. “Si ottengono questi risultati quando si lavora in silenzio senza fare polemiche – ha detto il capo della Farnesina – è una scelta che tutela gli interessi di un cittadino italiano”.

Nordio: “Rientro straordinario, successo per Meloni e per l’Italia”

“È un giorno di gioia e di soddisfazione per l’intero Paese: il rientro in Italia di Chico Forti – atteso da anni – è innanzitutto un successo della Presidente Giorgia Meloni e uno straordinario traguardo politico e diplomatico, frutto di intensa e proficua collaborazione istituzionale a tutti i livelli”. Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. ”Ringrazio in particolare l’Attorney general, Merrick Garland, e il Governatore della Florida, Ron De Santis: aver permesso al nostro concittadino di continuare a scontare la pena in Italia – e poter così riabbracciare l’anziana madre – è un importante segnale di amicizia e di fiducia verso il nostro Paese. Dimostra tutta l’autorevolezza di cui, in questo momento, il Governo italiano gode negli Stati Uniti. Essenziali nell’accelerazione delle ultime procedure di consegna – che si sono perfezionate in tempi record dalla formalizzazione del consenso – sono stati anche i colloqui avvenuti a latere del G7 Giustizia la settimana scorsa a Venezia”, ha aggiunto.

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